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CORONAVIRUS IS LIKE PASTA

All’inizio della pandemia in Italia un famoso designer Cinese Wei Wei se ne uscì con la seguente battuta:

Ai Wei Wei post riguardo la Cina e Italia..

 

 

“il coronavirus è come gli spaghetti.

Lo hanno inventato i Cinesi

ma sono stati gli Italiani a diffonderlo nel mondo”.

 

Al di la del dubbio gusto della battuta resta però vero che esistono moltissime invenzioni che entrambe le nazioni rivendicano e molti più punti in comune tra le due popolazioni di quanto non si pensi.

 


Nella logica di “affilare”

gli strumenti necessari ad affrontare con successo il mercato Cinese bisogna partire con una maggiore conoscenza dei Cinesi stessi uscendo dalla logica del “NOI E LORO” , ma andando a cercare invece quei punti di contatto che possono veramente facilitare il nostro accesso all’immenso mercato del “Paese di mezzo”.

E per  partire cominciamo proprio dalla cucina.

Per prima cosa sottolineiamo come i Cinesi, proprio come noi, sono un popolo che ama la convivialità.

Non mi è mai capitato in Cina di fare una “colazione di lavoro”, ma si andava al ristorante per mangiare (e bere), sul serio!

Le analogie sembrano fermarsi qui .

La cucina cinese ci appare estremamente lontana dalla nostra non solo per cosa e come il cibo viene cucinato ma anche nella composizione stessa del pasto.

Sulle tavole cinesi non esiste infatti il primo, il secondo, il contorno etc. ma tutte le pietanze vengono servite insieme e a fare da collante c’è il riso che non viene considerato come un “primo”, ma piuttosto come il nostro pane.

Tipico ristorante cinese con tavoli girevoli al centro.

Inoltre il cibo arriva già tagliato e spesso servito su tavoli girevoli in modo che ogni commensale possa servirsi autonomamente (il cibo è condivisione).

In realtà sia i Cinesi che noi Italiani abbiamo (come ben poche altre nazioni), il gusto della cucina come “arte”, i piatti non devono solamente essere buoni ma anche “belli”.

Entrambe le cucine poi sono caratterizzate da una enorme varietà di sapori ed ingredienti.

 

E che dire della pasta?

I Cinesi fanno un ampio uso di spaghetti, che utilizzano prevalentemente nelle zuppe, ma esistono anche delle tagliatelle pressappoco uguali alle nostre fatte sia con le uova sia senza.

E che dire dei famosi ravioli?

Ne esistono tantissimi tipi diversi (proprio come da noi) e nei ristoranti vengono cotti al vapore e serviti nelle famose ceste di bambù.

Ma esiste anche la versione casereccia in cui il ripieno è fatto di carne di maiale e verza e la cottura non è al vapore ma, guarda un po, in acqua bollente salata.

Insomma se si scava oltre le apparenze si scopre che cucina Italiana e Cinese sono ben più vicine di quanto non appaia e questo è per noi un grosso vantaggio rispetto ad altri competitor (USA ,Germania , Inghilterra tanto per fare un esempio), totalmente privi di cultura gastronomica.

L’invito è quindi sempre lo stesso: apertura mentale, nessun pregiudizio.

Luigi Pelissero

Fare branding è fondamentale per promuovere una corretta identità aziendale. Un marchio è una combinazione complessa di nome, logo, concetti associati, prodotti e valori.
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