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COSA PENSANO I CINESI DI NOI?

Un giorno di un annetto fa mi trovavo su un autobus a zonzo per Pechino.

C’era questa bambina che continuava a fissarmi e che ad un certo punto mi chiedeva di quale nazionalità fossi. ”Italy”, le rispondevo al che con uno sguardo un po’ perplesso la bambina si rivolge alla mamma che le dice ”Italy, Moda”!

Sia la mamma che la figlia erano vestite all’occidentale con abiti all’apparenza abbastanza eleganti. Inutile sottolineare che la signora tra le mani aveva un telefonino hi- tech di ultima generazione.

Questa signora probabilmente apparteneva alla cosiddetta “classe media Cinese”, che si stima intorno ai 400 milioni di individui che sommati ai circa 120 milioni di ricchi costituiscono un bacino di clienti potenziali immenso ( senza naturalmente tenere conto degli altri 7/800 milioni che arrancano per salire sulla scala sociale).

E’ difficile entrare nella testa dei Cinesi ma posso affermare senza remore alcuna che a questo popolo l’Italia piace.

Associano l’Italia a un mondo di bellezza, di cultura, di lusso, di arte e di storia (e forse anche di mafia ma questo non lo dicono…).

I risultati della crescita dell’Export Italiano verso la Cina e dei turisti Cinesi in Italia confermano questa tesi; tuttavia sono dell’idea che questi rappresentino solo la punta dell’iceberg.

Il problema è che la conoscenza che la middle class Cinese ha dell’Italia è piuttosto superficiale, a dimostrarlo un’ indagine condotta dall’Osservatorio Paesi Terzi di Business Strategies secondo la quale a fronte di un generale atteggiamento favorevole dei consumatori associano l’Italia alla passione, il Giappone alla cultura / tradizione, la Francia allo charme e l’eleganza, Stati Uniti per creatività ed innovazione.

Una notevole curiosità e propensione all’acquisto ma manca quasi del tutto la conoscenza e l’esperienza dei Brand tant’è che nel sondaggio alla domanda di nominare almeno un brand Italiano nei settori moda, vino, cibo, arredo e automobili ben sette intervistati su 10 non sono stati in grado di nominarne alcuno.

Ferrari è il brand più conosciuto (18%), Gucci, Prada, Poliform e Ferrero viaggiano in un range tra 3 e 9%, ma se si parla ad esempio di vino Italiano nessuno è in grado di nominare un produttore ma al massimo una tipologia di vino; anche qui con una riconoscibilità bassissima (Barolo 5%, Chianti e Amarone 2% e un ancor più generico “Piemonte” al 2%).

Questo gap di conoscenza ha importanti riflessi negativi che vorrei sottolineare con un esempio:

in un negozio di enogastronomia occidentale in una zona centrale di Pechino mi sono trovato al banco dei formaggi. Tra il nostro Parmigiano Reggiano e il ”parmesan” ( l’ho volutamente scritto minuscolo), il secondo svettava perché costava meno e la confezione riportava una simpatica bandiera Italiana.

Ora la domanda che mi pongo e che pongo a chiunque stia leggendo questo articolo è: quanti, alla luce di quanto suddetto riguardo alla riconoscibilità dei marchi, tra i consumatori Cinesi che entrano nel negozio e vogliono comprare un po’ di formaggio (magari per fare bella figura con gli amici o perché lo hanno assaggiato in Italia), sono in grado di capire la differenza tra i due prodotti?

Secondo me su questo esempio si deve riflettere: essere “Made in Italy” , è importante ma non basta, bisogna fare in modo che la middle class Cinese riconosca quello che sta comprando o che ha intenzione di comprare e quindi è di fondamentale, strategica importanza per ogni impresa che intenda vendere in Cina intraprendere tutte quelle azioni che possano in tempi sperabilmente non troppo lunghi portare ad una riconoscibilità del proprio brand e niente come i social possono aiutare in questo.

Immagino che il nostro consumatore che ha acquistato il formaggio per far bella figura con gli amici, sperando sia il Parmigiano, non abbia esitato nel postare le foto della cena o del suo acquisto su wechat…

Un esempio banale ma da non sottovalutare è che in Cina molti pensano che la che la pizza non sia Italiana ma bensì Americana… Questo ci fa capire quanto lavoro non è stato fatto in passato ma anche a quanto spazio di crescita ci sia per il futuro.

Luigi Pelissero

Fare branding è fondamentale per promuovere una corretta identità aziendale. Un marchio è una combinazione complessa di nome, logo, concetti associati, prodotti e valori.
In Cina, il mercato dell’e-commerce è cresciuto rapidamente e internet ha reso possibile la connessione e commercializzazione di prodotti e servizi fra paesi di