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Long Advisory: Guida nel Digital Marketing Cinese

L’agenzia di marketing cinese, Long Advisory, è una guida nel digital marketing cinese per le aziende italiane. Collabora con diverse università prestigiose in tutto il mondo, offrendo a molti studenti e aspiranti l’opportunità di immergersi nel mondo del marketing digitale legato alla Cina.

Oggi condividiamo una parte del progetto di tesi della dott.ssa Tognini Gaia, dell’Università Carlo Bo di Urbino, intitolato: “La formazione dei mediatori interculturali per il contesto aziendale Italia – Cina”

L’agenzia Long Advisory è una guida nel digital marketing cinese per le aziende italiane, occupandosi del marketing digitale in Cina per conto di imprese italiane. La loro missione è creare fiducia e interesse nei brand aziendali che interagiscono con il mercato cinese. Si impegnano quindi a fornire supporto per creare sinergie tra le aziende, i brand italiani e il mercato cinese. L’agenzia offre una vasta gamma di servizi, compresa l’assistenza alle aziende per la presenza dei loro brand nei social media cinesi, che sono totalmente diversi da quelli occidentali e richiedono conoscenze approfondite e competenze specifiche. Fornisce supporto per campagne di marketing e per la partecipazione a eventi e fiere con partner cinesi; infine, offre servizi di traduzione dall’italiano al cinese e viceversa.
Di seguito sono riportate le risposte al questionario inviato al signor Ricardo Pellissero:

Qual è il suo background e la sua formazione come mediatore interculturale? Come è arrivato a svolgere questo ruolo in azienda? 

“Io e il mio amico e socio Matteo abbiamo avuto la fortuna di essere nati da due genitori di nazionalità diversa e questo fattore ci ha influenzato. La nostra apertura mentale e quindi la naturale propensione ad abbattere i preconcetti, i pregiudizi sono gli ingredienti chiave per mediare con successo con le persone e in ambito di business. Personalmente mi sono formato presso l’Università di Urbino Carlo Bo; tuttavia, ritengo che i più grandi insegnamenti li abbia tratti dalla pratica e dall’esperienza condotta sul posto. A seguito delle nostre esperienze scolastiche, 2019 circa, si sono realizzate le condizioni per cui abbiamo potuto intraprendere questo progetto, che si è trasformato in azienda, sia in Italia che in Cina.”

Quali competenze e conoscenze ritiene siano fondamentali per un mediatore interculturale che lavora nel contesto aziendale tra Italia e Cina?

“Conoscere la lingua, la cultura, la storia, sono tutti elementi fondamentali. È importante essere in grado di comprendere la persona che si ha a fianco, conoscere il suo background. Per favorire questo apprendimento, reputo essenziale recarsi sul luogo e mettersi in gioco in vari contesti, da quello sociale a quello lavorativo, che aiutano a vedere come vivono persone di grado sociale, come ragionano. Questo aiuta a capire da dove provengono le persone e che background culturale hanno, quali sono le loro necessità e ambizioni.

Avere una competenza comunicativa efficace è un fattore chiave. Avere pazienza, essere umili sono elementi fondamentali per poter comunicare in modo proficuo con altri professionisti. Ad oggi sono poche le persone e le aziende che danno molta importanza, che sono consapevoli di come possedere questi atteggiamenti sia una chiave di volta per l’attività aziendale. Bisogna essere aperti ad accettare le differenze, non chiudersi ad esse perché nella nostra cultura o nel nostro operare aziendale non si usa fare in questo modo.”

Quali sono le principali sfide che incontra come mediatore interculturale Italia-Cina in azienda? Potrebbe condividere qualche situazione specifica che ha affrontato e come ha gestito la mediazione? 

“Sicuramente le principali sfide, o ostacoli se così vogliamo chiamarli, sono le differenti logiche di pensiero, la lingua e il modo in cui viene utilizzata per comunicare, infine la mancanza di proattività. Il punto di partenza per superare questi ostacoli è spiegare in modo paziente come stanno le cose. È fondamentale che le parti siano disposte ad ascoltare e che non innalzino un muro alla comunicazione. La chiave è comunicare correttamente i punti di vista degli interlocutori: il mediatore si trova in mezzo e deve far comprendere perché una persona ha deciso una cosa e perché questa cosa funziona in un determinato modo. La sfida è quindi quella di riuscire a farsi ascoltare e riuscire a mediare con una comunicazione chiara e più possibile comprensibile per tutti. “

Quali sono i principali obiettivi e benefici che la mediazione interculturale apporta alle aziende che operano tra Italia e Cina? 

“Aumentare il fatturato è certo l’obiettivo principale dell’azienda, ma per arrivare a raggiungere questo obiettivo, la mediazione culturale è un elemento fondamentale. Spesso per molti imprenditori lo shock verso la cultura cinese è molto, per questo ci siamo noi ad aiutare, a mediare e ridurre al minimo questo shock. È fondamentale la presenza di una figura che ti guidi e che ti medi da cultura a cultura, e questo vale sia da Italia a Cina, sia viceversa.”

Come mantiene aggiornate le sue competenze e conoscenze sulla cultura e sulle dinamiche aziendali italiane e cinesi? 

“Essendo sul posto, ho la possibilità di osservare quotidianamente come si comportano le persone, come funziona e come evolve la società cinese. Inoltre, come azienda riteniamo importantissimo investire su ricerca e sviluppo all’interno dell’azienda,partendo dal personale. Questo perché ci permette di essere costantemente aggiornati e di stare al passo con i tempi, che è sempre più cruciale anche per offrire migliori servizi e return of investment per i nostri clienti. Infine, una modalità con cui mi piace tenermi aggiornato e che reputo veramente importante, è quella di curare e coltivare la curiosità personale.” 

Quali sono le principali differenze culturali e di comunicazione che ha riscontrato tra Italia e Cina nel contesto aziendale? Come queste differenze influenzano la tua mediazione?

“Importanti differenze che ho potuto riscontrare sono sicuramente il comunicare direttamente e indirettamente e il concetto di famiglia in ambito aziendale. Nel primo caso, se si tratta di contraddire o comunicare un’idea che può risultare scomoda, le persone in Cina tendono a girarci intorno, senza arrivare direttamente al punto. Mentre per la nostra cultura lavorativa si tende ad essere molto diretti per trattare questi argomenti e si cerca di andare il più possibile al punto. Con l’esperienza si impara quindi ad essere un po’ più indiretti, rispettando quindi le modalità secondo cui operano i cinesi.

Per quanto riguarda il concetto di famiglia in azienda, in Italia, nelle aziende la famiglia è vista più come un peso, non lascia spazio ai manager di lavorare come tali. La famiglia in questo senso è limitante anche per la crescita dei dipendenti e dell’attività. In Cina, l’azienda è un’altra cosa. I dipendenti passano molto tempo in azienda e si sentono parti di una famiglia, perché lavoro e vita privata sono molto simili. Non c’è giudizio o malignità. È importante riconoscere queste differenze per far si che si abbia una visione più ampia e rispettosa di entrambe le culture e popolazioni.”

Quali sono le strategie o le tecniche che utilizza per facilitare la comunicazione e la comprensione reciproca tra i professionisti italiani e cinesi all’interno dell’azienda? 

“Certamente la conoscenza di cultura e logiche di ragionamento sia occidentali che cinesi. È fondamentale avere un quadro di riferimento relativo alla storia e alla cultura cinese non solo limitata ai libri, ma anche di cultura odierna dal fare la spesa dalle live streaming. Una strategia che aiuta ad ottenere questa comprensione è la costante influenza fra clienti e impiegati. Infine mi sento di sottolineare come la tecnologia giochi un ruolo non indifferente nella comprensione reciproca dell’uno e dell’altro. Spronare e motivare entrambe le parti ad utilizzare i social media presenti nelle rispettive culture è un tassello che in azienda reputiamo cruciale per favorire apertura reciproca.”

Long Advisory: Guida nel Digital Marketing Cinese, quali consigli o suggerimenti darebbe a coloro che desiderano diventare mediatori interculturali Italia-Cina per il contesto aziendale? 

“I consigli che mi sento di dare a coloro che hanno intenzione di intraprendere questa strada è tenere a mente questi concetti: apertura mentale, assenza di pregiudizi, conoscere la storia e la cultura locali, conoscere ed esercitare le lingue parlando il più possibile, provare a vivere in entrambi i poli e, alla base di tutto, essere umili. È importante interessarsi sempre e mantenere viva la curiosità e la voglia di approfondire aspetti relativi a cultura, storia e background tradizionali della cultura cinese è bene cimentarsi con approfondimenti che partano da una spinta personale. La cosa che reputo più importante è quella di fare esperienze di studio o lavorative in Cina. Credo che le Università italiane che si occupano di formare i giovani mediatori debbano incentivare i ragazzi a prendere parte a questa tipologia di esperienze.”

In conclusione, l’esperienza pratica sul campo, insieme ad una solida base culturale e linguistica, è il modo più efficace per avere migliori risultati nella comunicazione interculturale. Purtroppo l’importanza che le aziende attribuiscono ai mediatori interculturali è ancora scarsa. Invece è fondamentale investire nell’istruzione di questi professionisti, in quanto figure cruciali per le aziende nel raggiungimento dei loro obiettivi.

Un ringraziamento speciale a Gaia per l’impegno e interessamento verso Long Advisory.

Long Advisory digital marketing agency in China

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Long Advisory is a digital marketing agency specializing in developing digital marketing solutions tailored for the Chinese market. 

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