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PERCHÈ È COSÌ DIFFICILE VENDERE IN CINA?

“Sono un produttore Italiano e se ogni cinese comprasse una singola confezione del mio prodotto ne venderei un miliardo e mezzo!”

Quante volte ho sentito ripetere questa litania; e quanti imprenditori ho visto illudersi per poi deludersi!

Certo le leggi, la lingua e i diversi costumi non ci facilitano l’opera ma se siamo riusciti a trasformare i Giapponesi in appassionati di vino e cibo Italiani perché non dovremmo riuscirci anche con i Cinesi?

Oltretutto i segnali ci sono: in un recente articolo ho sottolineato come il brand “Made in Italy”

(https://www.longadvisory.services/blog-come-fare-business-in-cina/cosa-pensano-i-cinesi-di-noi-blog-come-fare-business-in-cina) sia apprezzato e associato alla passione anche se per ora i nostri marchi sono poco riconosciuti.

I delusi sosterranno che il popolo Cinese è troppo diverso da noi e per questo non potranno diventare nostri clienti ma sbagliano.

Sbagliano perché non hanno capito che, per conquistare il mercato Cinese, serve “Kung Fu”.

Kung Fu non nel suo significato di arte marziale (a meno che non si vogliano vendere i nostri prodotti con la forza e le minacce), ma Kung Fu nel suo reale significato di “ qualsiasi cosa che richieda energia e tempo”.

Questo è il Kung Fu che serve: un’azione di marketing energica e protratta nel tempo senza aspettarsi risultati dall’oggi al domani.

E naturalmente lasciare che la globalizzazione faccia il suo corso.

La globalizzazione: questo “mostro”, da tanti dipinto..

Si dice sia figlia della nostra era ma non è così. La tendenza alla globalizzazione esiste da quando esiste l’uomo. I voli aerei e Internet la hanno accelerata certo, come è certo che riprenderà ad accelerare di nuovo quando si saranno spenti gli ultimi echi del Covid-19.

Ma c’era già.

La fase in cui si trovano i Cinesi oggi somiglia a quella che che abbiamo vissuto nel dopoguerra.

Vi ricordate la famosa scena dei “maccheroni” , nel film di Alberto Sordi “Un americano a Roma”?

Nel famoso sketch l’Albertone Nazionale 

disdegna i prodotti nostrani a favore di “milk” e “marmelade” perché PIU’ BUONI in quanto AMERICANI (salvo poi ripensarci), ma non penso che all’epoca né lui ne qualsiasi altro Italiano medio sapesse identificare i Levi’s ma magari avrebbero detto solo blue jeans.

Questo significa che cosa: che noi si associava a tutto ciò che era Americano (dal chewing gum ai giubbotti di pelle), una immagine di modernità e successo.

Guardandola non pensate subito agli USA?

 

L’identificazione dei marchi (Levi’s o perché no Coca Cola ,Mc Donald’s etc.), è arrivata dopo.

Ovviamente trattandosi di Cina, paese con un retroterra culturale ed una storia così profondamente diversa dalla nostra, il processo di “metabolizzazione”, dei nostri brand potrebbe essere un tantino più lunga ma sono certo che i risultati ripagheranno gli sforzi di chi, impegnandosi con metodo e pazienza nell’azione di marketing, avrà saputo essere più Kung fu.

 

 

 Luigi Pelissero

Fare branding è fondamentale per promuovere una corretta identità aziendale. Un marchio è una combinazione complessa di nome, logo, concetti associati, prodotti e valori.
In Cina, il mercato dell’e-commerce è cresciuto rapidamente e internet ha reso possibile la connessione e commercializzazione di prodotti e servizi fra paesi di