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REVENGE SHOPPING IN CINA

Che significa?

Letteralmente “Spendere per vendetta”.

Questo termine (in Cinese baofuxing xiaofei – 报复性消费, spesa per vendetta appunto), venne coniato negli anni ’80 a seguito delle riforme economiche volute dall’allora leader Deng Xiao Ping, per indicare quella “fame” di prodotti occidentali ai quali i consumatori Cinesi potevano finalmente accedere.

Ad oggi WEIBO, uno dei più importanti social Cinesi è tornato a parlarne.

Senza scomodare fior di sociologi il fenomeno è piuttosto comprensibile (e umano).

Dopo mesi di “Lock Down”, dopo che gli unici acquisti  erano costituiti da alimentari mascherine e disinfettanti ritengo sia normale alla riapertura di avere voglia di uscire, viaggiare, andare al ristorante e concedersi dei lussi.

In Cina sta già accadendo e si spera tra non molto che accadrà anche da noi.

Nella città di Guangzhou per esempio pochi giorni dopo la riapertura della boutique di Hermes nella sola giornata di Sabato sono stati fatturati 2,7 milioni di dollari (fonte wwd),un valore molto alto anche rispetto a quelli standard .

Code si formano davanti alle gioiellerie ai negozi di abbigliamento.

Significativo anche come all’indomani dell’epidemia SARS nel 2003 (la quale incise in maniera meno significativa rispetto al COVID 19) in occasione della Golden Week di ottobre si registrarono addirittura il +200 % in più di voli prenotati.

Segnali, dunque, incoraggianti che fanno ben sperare in un recupero dell’economia se non ai livelli pre-pandemia quantomeno accettabili.

Non è da escludersi tuttavia che finita l’ondata del revenge spending i consumatori Cinesi cambino le loro abitudini di acquisto.

Secondo quanto sostiene l’agenzia di consulenze Ruder Finn, valutando un campione di 800 famiglie, l’82% dichiara che : spenderà meno in borse e gioielli e di più in viaggi e ristoranti.

Bisogna anche tenere conto della sensibilità ambientale che si sta gradatamente sviluppando e anche di un certo neo-nazionalismo che potrebbe spingere i consumatori a prediligere beni prodotti in Cina piuttosto che stranieri o di nazioni che non si sono dimostrate solidali durante l’emergenza (non c’è da scherzarci basta ripensare al caso Dolce e Gabbana oppure all’ondata di sdegno seguita alla vignetta satirica Danese col virus sulla bandiera).

Tutto questo significa sempre secondo Ruder Finn che alcuni prodotti avranno un boost di vendite mentre altri segneranno il passo, il che imporrà alle aziende Occidentali una rimodulazione delle attività di marketing con un’ attenzione sempre più alta a mettere in risalto i valori non solo materiali ma anche etici dei vari Brand in una ottica sempre più orientata verso la digitalizzazione.

Ancora una volta è necessario che le aziende Italiane sappiano essere attente al cambiamento, sappiano essere flessibili e si strutturino per tempo per affrontare le nuove sfide (e le opportunità), che questo mercato ci pone di fronte.

Luigi Pelissero

Fare branding è fondamentale per promuovere una corretta identità aziendale. Un marchio è una combinazione complessa di nome, logo, concetti associati, prodotti e valori.
In Cina, il mercato dell’e-commerce è cresciuto rapidamente e internet ha reso possibile la connessione e commercializzazione di prodotti e servizi fra paesi di