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VIA DELLA SETA PARTE TERZA

65 paesi

Centinaia di milioni di dollari

7 su 10 dei più importanti porti del mondo sono cinesi (tra cui quello del Pireo che sarà il più importante hub per le linee marittime dirette al mediterraneo).

Autostrade che non si fermano nemmeno davanti a massicci montuosi come quello del Karakorum.

E poi ancora oleodotti, centrali nucleari, dighe, linee ferroviarie ad alta velocità, infrastrutture di ogni genere.

La nuova via della seta aldilà del nome romanticamente scelto sarà una enorme, mai vista opportunità di collegamento tra l’Europa e l’Oriente.

Certo, ci sarà un prezzo da pagare. E a pagarlo saranno soprattutto le nazioni più povere.

Non tanto dal punto di vista economico, anzi, probabilmente anche questi paesi beneficeranno dell’incremento dei traffici commerciali.

Ma sotto l’aspetto culturale e socio-politico queste nazioni tenderanno a “Cinesizzarsi”.

Per esempio in Myammar (tappa della linea marittima), alcune città costiere oltre ad essere invase da turisti cinesi vedono anche le principali imprese cantieristiche appartenere al “Paese di mezzo”, queste stanno stravolgendo queste città alle radici costruendo grattacieli, centri commerciali, ristoranti fatti da cinesi, per i Cinesi e gestiti dai cinesi, con buona pace della popolazione locale sempre più emarginata o relegata al rango di manodopera a basso costo.

Altro esempio è la progettata diga sul fiume Irrawady .

Fornirà moltissima energia (che serve soprattutto ai cinesi), ma per realizzarla verranno sommerse migliaia di case in cui i contadini Birmani vivevano spesso da generazioni.

Le autorità locali? Nulla possono. I rubinetti li ha in mano Pechino.


E l’Europa?

Secondo me l’Europa (specie se agisce unita), è immune da questo processo di conquista egemonica ma deve stare attenta e attuare politiche allo scopo di far si che il flusso delle merci non viaggi solo in un senso.

In ogni caso e lo ribadisco, è compito di ogni singolo attore mettere in atto tutti gli strumenti di cui dispone per non lasciarsi sfuggire questa opportunità!

Luigi Pelissero

Fare branding è fondamentale per promuovere una corretta identità aziendale. Un marchio è una combinazione complessa di nome, logo, concetti associati, prodotti e valori.
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